Fattore "S"

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Domenica scorsa si è tenuta ad Oggiona Santo Stefano, la sesta prova del trofeo Garbo, in casa del team Clamas, cioè il mio. Il tempo non prometteva bene, invece ha retto e non ha impensierito i tanti spettatori ai bordi del percorso. Per noi atleti invece, è stata la terza competizione consecutiva nella quale il mio amato fango abbondava. L'unica "rogna" che ho quest'anno quando c'è il fango, è quella di dover lavare e rilavare e stralavare il body bianco che vuoi o non vuoi, rimane sempre meno bianco di gara in gara. Ma non pensate male, lo faccio ben volentieri...
Giunta ad Oggiona, come di consueto e con la calma del bradipo, che mi contraddistingue (e che "piace" molto a mio fratello) ho fatto tutti i preparativi, compreso bere un bicchiere di the caldo preparato dalla mia compagna Sabrina, giusto per riscaldare un po' il corpo. Poi via a provare il percorso. La prima sensazione è stata quella di non stare in piedi, le ruote slittavano a destra e sinistra. La seconda è stata lo sconforto per aver trovato tre sezioni di ostacoli, delle quali l'ultima per molti (quelli bassini come me), è stata la più brutta, perchè le assi erano più alte delle precedenti due sezioni. Inoltre in quel tratto era difficile riprendere a pedalare, perchè c'era il fango che pareva colla e nonostante pedalassi con forza, sembrava di rimanere sempre lì. Ma il bello del ciclocross è anche questo.. trovare ostacoli che non ti aspettavi e sfidare loro e te stessa, a dare il meglio per superarli. Il percorso poi prevedeva un tratto tecnico nella pineta, pista di atletica, un passaggio su sabbia e altri tratti tecnici nel prato, oltre ad un passaggio veloce in un sottobosco.
foto G.Vianini
La pressione dei tubolari era troppo bassa, per quello ero instabile ad ogni curva. Bar aumentati, riprovo mezzo percorso: così erano perfetti! L'ora della partenza si avvicinava e nonostante fossi calma, lo stomaco faceva scherzi di tensione... sensazione che dal '93, ad ogni corsa importante, si fa sempre viva!
Partiamo a metà pista di atletica. Come al solito l'altra tricolore parte sgasando, Barbero la segue e io seguo lei. Si passa sotto al traguardo, come una sorta di km zero volante, chi corre su strada sa benissimo di cosa si tratta; poi si entra nel campo per affrontare il tratto tecnico. Io passo in seconda posizione e cerco di mantenere la ruota della Fanchini. Usciamo dal campo e ci involiamo verso il bosco; chi sta davanti a me prende un paio di metri di vantaggio perchè ruzza come una matta. Ad un tratto però, la vedo che si sposta sulla sinistra e "ravana" tra le fettucce. Io non riuscivo a crederci... il Priori poco prima della partenza, aveva riferito molto chiaramente che avremmo evitato un tratto giudicato da chi di competenza, un po' pericoloso (ma dove?) e aveva detto altrettanto chiaramente, che avremmo dovuto svoltare subito a destra finito il rettilineo. Poco male, ne approfitto e vado. Entro in pineta e credo di avere alle calcagna la Barbero, ma non era così, ero sola. Sono io, che al primo passaggio giungo sotto al traguardo con un po' di secondi di vantaggio su tutte... Il mio nome ripetuto dalle persone ai bordi del tracciato, mi fa venire voglia di pedalare ancora più forte; ma il cuore è andato su ed io che sono diesel, ho bisogno di recuperare perchè le gambe cominciano un pochino a cedere.
prima bici - foto A.Travison
Alzo un dente e recupero quel che basta, per poi tornare un po' a spingere. Rientro nuovamente in pineta, tre super non proprio gentleman, sono davanti.. chiedo strada per passarli nel tratto dritto; ma siamo matti a spostarsi 20 cm a destra o a sinistra per farmi andare avanti, così da non interferire con loro che si giocavano le ultime posizioni?! Penso "ok, lascio fare la curva e richedo strada". E invece no!! L'ultimo dei tre "decide" di tuffarsi per terra tra i soffici aghi di pino, lasciandosi pure schiacciare dalla propria bici e da me. Eh sì.. io attaccata alla sua ruota non ho avuto nemmeno il tempo di realizzare che gli sono passata sopra, tanto da pensare "cavolo va che forse lo passo indenne"; ma la ruota dietro, non avendo dato il colpo per farla alzare, si è incastrata da qualche parte..ed io ho preso il volo, tatuandomi sulla gamba destra i segni di questa caduta. Mi rialzo, si rialza... dico qualcosa... sgarbugliamo le bici, (intanto la Barbero mi passa) e si riparte. Non contento, mi si mette dietro a mezza ruota! Ho imparato da piccola a guardare da sotto il braccio, quindi vedo davanti ma anche un po' dietro. Eh devo ammettere che aver visto questo signore a mezza ruota, dopo il casino che ha combinato, mi sono girate un po'.. le ruote, così talmente forte che l'ho lasciato lì.
COME NOI DONNE LASCIAMO STRADA A VOI UOMINI, VORREMMO CHE VOI FACESTE LO STESSO CON NOI!! Sono sicura di poterlo dire a gran voce da parte di tutte, perchè questo è stato detto tra noi poco prima della partenza. Ovviamente questa frase non è rivolta a tutti, perchè per fortuna c'è chi ha l'età per essere anche un signore!
Mi riporto alla ruota della mia rivale e cerchiamo di andare via di comune accordo, la Fanchini stava recuperando. Tratto tecnico nel campo, bosco e si rientra in pineta. Quando stiamo per uscire dalla pineta.. "ha fatto booooom". Il mio dugast mi ha lasciata. Il fattore S si era accanito su di me! Scendo di sella e corro, urlando: "bici!!!", ed anche altra gente gridava la stessa cosa. Intanto la Fanchini mi prende e se ne va. Peccato però che la bici era nel campo tecnico dove c'era mio papà e da lì era impossibile vedersi. "Fortuna" vuole che c'era nei paraggi mio fratello con la sua bici. Me l'ha passata all'ingresso della pista. Non mi sono mai sentita così stupida su una bicicletta!! Lui è alto 15 cm in più di me e gli attacchi dei pedali non li abbiamo uguali. Immaginatevi la scena... il bello è che ho affrontato anche il pezzetto tecnico posto prima del traguardo, un pagliaccio! Ormai il fattore S si era appropriato dei miei pensieri, tanto da inculcarmi nella mente "è finita, lascia perdere". Mi veniva anche da ridere.. insomma un mix di tutto: arrabbiatura, sconforto, comicità...
Seconda bici - foto A.Travison
Mi fermo sotto al traguardo e cambio bici, questa volta la mia, la seconda. Non era la stessa cosa pedalare con lei, la prima mi dava più stabilità ed era più leggera.. ma sempre meglio che pedalare sulla punta dei piedi! Uno o due giri con lei, poi di nuovo il cambio. Ho stretto i denti e ho cercato di pedalare a tutta fino alla fine. Il mega svantaggio accumulato grazie al fattore S, si riduceva: 30 secondi, 15, poi ancora meno. Purtoppo però non sono riuscita a prenderla, la seconda tagliava il traguardo ed io scendevo dal prato che dava sul rettilineo d'arrivo.
Ero talmente tanto concentrata che a detta di Sandropan, andavo a 170km/h, mentre dalla "torre di controllo" si sentiva: "lasciare spazio dopo l'arrivo". Il tempo di realizzare che davanti a me c'era il mondo...e freno. Ma come sapete, quando c'è il fango la bici non risponde alla perfezione, così mi preparo psicologicamente alla collisione dicendo "viaaaa!". Qualcuno però mi placca come fosse un rugbista e finisco la mia corsa senza altre ammaccature... ancora una volta al terzo posto assoluto (seconda tra le donne A).
Dugast - foto A.Travison
Questo è il ciclocross. Puoi combattere contro tutti e con tutti i mezzi, ma quando il fattore S decide di accanirsi contro di te, non c'è niente e nessuno che riesca a fermarlo!!
Lo sfidante? In questa corsa, con tutto quello che mi è successo, non mi sono proprio ricordata di scappare da lui.. ma non mi ha ripreso, lui è andato forte, ma nonostante tutto anche io. Segno!!


Classifica donne:
1^ Barbara Fanchini
2^ Silvia Barbero
3^ Cristina Cortinovis
4^ Sabrina Bellatti
5^ Simona Bona
6^ Clara Perletti
7^ Renata Lillo




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